Sacro Cuore, si inaugura il nuovo sagrato
Domenica 11 giugno la parrocchia festeggia i 40 anni di consacrazione

40 come l’olio, 45 ovvero la porta, 50 cioè il seme. Dovessimo compilare – un po’ alla napoletana – la «smorfia» della parrocchia Sacro Cuore di Lissone, questi potrebbero essere i numeri e questi i simboli giusti.
Sabato e domenica prossimi, infatti, la chiesa gestita dai padri Betarramiti celebra la sua festa patronale sotto il segno di tre speciali anniversari: il mezzo secolo dalla fondazione della comunità lissonese dei religiosi del Sacro Cuore (avvenuta per la precisione il 15 febbraio 1956); il 45° dell’apertura al culto della chiesa, celebrata dal cardinale Giovanni Battista Montini il 10 giugno 1961; e infine il quarantesimo della consacrazione, avvenuta il 12 giugno 1966 per opera dell’arcivescovo Giovanni Colombo.
Tre commemorazioni per un decennio, quello fondamentale in cui furono poste le radici della comunità, soprattutto grazie alla costanza e all’umiltà del fondatore padre Giuseppe Airoldi, scomparso nel 1972 e ora sepolto nel tempio che tenacemente volle. Altri cinque parroci e un amministratore temporaneo si sono poi succeduti fino all’attuale, padre Maurizio Vismara, parecchi sacerdoti e laici hanno dato impulso alla vita della comunità; ma in fondo il posto che il Sacro Cuore ha occupato e tuttora riveste nella vita di tutto il quartiere Da là dal punt trova la sua forza nella grandezza dell’intuizione iniziale: dare un «centro» a quella fetta di territorio tra la Valassina e la ferrovia, allora terra periferica e oggi zona residenziale in piena espansione.
Persino dal punto di vista architettonico, infatti, la chiesa non è cambiata troppo dall’edificio che il futuro Paolo VI aprì e il cardinal Colombo consacrò: non per nulla padre Vismara ha ora dato inizio a un necessario progetto di ristrutturazione che per il momento è approdato alla sistemazione di una nuova sala parrocchiale (domenica ospiterà una mostra di trafori artistici) e all’approntamento di una scala esterna di sicurezza, ma che in un prossimo futuro dovrà affrontare interventi più di rilievo soprattutto per i ridotti spazi dell’oratorio. Mentre l’amministrazione comunale ha provveduto da parte sua a ridisegnare e pavimentare tutta l’area dei parcheggi e del sagrato, che verrà inaugurato ufficialmente proprio per la festa del prossimo week end.
Tuttavia è più sulla comunità che sugli aspetti materiali di questo mezzo secolo che s’incentra l’attenzione della parrocchia – e di conseguenza il programma della festa. Il quale prevede soprattutto momenti di incontro allegro, dallo spettacolo dialettale della Compagnia «Fam Fum Frecc...» venerdì 9 giugno alle 21, alle serate danzanti di sabato e domenica, alla tradizionale e ricca pesca di beneficenza, ai sempre aperti servizi di ristoro, per finire con i giochi gonfiabili ed «elastici» messi a disposizione dei più piccoli... La memoria sarà invece riservata alla messa solenne dell’11 giugno (ore 10.30), concelebrata con i parroci che si sono avvicendati al Sacro Cuore nel corso degli ultimi decenni, particolarmente padre Angelo Pajno, padre Celeste Perlini e padre Davide Villa.
Sarà anche l’occasione per ricordare i molti laici che in modi diversi hanno dato tanto, nel mezzo secolo trascorso, per la parrocchia, davvero sentita come una «seconda famiglia»: solo per citare alcuni ormai defunti, non si possono omettere figure esemplari come quelle di Giuseppe Meani e Piera Fossati Olivieri, donne «forti» quali la mitica «Pinin» Giuseppina Recalcati o Marcella Cesana, fino alla giovane e generosa Cinzia Galimberti, scomparsa l’anno scorso; e chissà quanti ne mancano al bilancio. Se il Sacro Cuore ha saputo tener fronte nei momenti difficili, che non sono mancati, e ai forse troppi passaggi di gestione ecclesiastica, si deve senza dubbio anche a un nucleo di laici forti nella fede e di infinita pazienza, che hanno avuto il merito di ricostruire in silenzio e custodire ciò che oggi costituisce il vero patrimonio della parrocchia: una comunità di persone che si vuole bene senza contropartita. Ed è poi anche il testamento lasciato – in dialetto – dal fondatore padre Peppino: «Vurèves ben!», vogliatevi bene. Così sia, per tanti anni ancora.

Roberto Beretta

Dida
1) 10 giugno 1961, il cardinale Montini inserisce le reliquie nell’altare della chiesa del Sacro Cuore
2) 12 giugno 1966, il cardinale Colombo durante la cerimonia di consacrazione
3) l’attuale parroco, padre Maurizio Vismara